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48 ore senza compromessi – un’esperienza che lascia il segno…

L’idea di “48 ore senza compromessi”

Da tempo come Caritas cullavamo l’idea di proporre ad alcuni giovani un percorso formativo, che però non fosse solo teorico. In accordo con il responsabile della Pastorale Giovanile, don Alessio Santini, e con il supporto di don Matteo Pedrini, della comunità monastica dei “Ricostruttori nella preghiera” che vive in San Leonardo al Palco, sono state organizzate le varie tappe del cammino, denominato appunto “48 ore senza compromessi”.

I ragazzi che hanno deciso di cogliere questa opportunità sono stati 17, di età compresa tra i 16 anni e i 20 anni, provenienti per la maggior parte da un istituto scolastico superiore, dove sono stati presentati dei percorsi su stili di vita sobri, ed in parte da ambito parrocchiale. A loro si sono aggiunti 4 ragazzi che al momento stanno svolgendo l’Anno di Volontariato Sociale ed il Servizio Civile Regionale in Caritas.

Le attività sono iniziate dal pomeriggio di venerdì 30 giugno, per terminare il pomeriggio di domenica 2 luglio e ai giovani è stato chiesto solo di fidarsi e buttarsi nell’avventura, senza avere altre delucidazioni.

L’arrivo alla Villa del Palco nel pomeriggio di venerdì si è svolto all’insegna delle domande: «Che faremo? Dove andremo? … », e della curiosità, guardandosi intorno per conoscere i partecipanti.

La prima proposta “scioccante” (rimanere quasi 3 giorni senza cellulare) è stata accolta con discreto successo, addirittura qualcuno si aspettava questa richiesta.

Dopo una breve conoscenza ed aver stabilito la divisione in gruppetti di lavoro, è stata organizzata e predisposta la cena, consumata tra chiacchiere e scherzi. Dopo cena i ragazzi sono stati divisi in coppie o raggruppamenti da tre e ad ognuno di essi è stato comunicato il servizio che avrebbe fatto il giorno seguente, con la raccomandazione di non dirseli a vicenda.

Le associazioni scelte e che hanno aderito a questa iniziativa sono 10 e si occupano di varie realtà sul territorio pratese:

  • la casa per disabili residenziali a Chiesanuova gestita dalla Fondazione Santa Rita;

  • la casa famiglia gestita dall’Associazione Eli Anawim a Viaccia;

  • Casa Bandera gestita dall’OAMI in Galceti;

  • la casa per donne rifugiate gestita dalla Cooperativa Alice in via Lucca, 26;

  • Casa Aurora del Centro Aiuto Vita per le gestanti e/o mamme con bimbi piccoli;

  • Casa Betania, gestita da Solidarietà Caritas Onlus, per l’accoglienza di uomini senza (o quasi) legami familiari e malati convalescenti senza reti di protezione sul territorio;

  • la Casa di Cura per anziani di Santa Maria della Pietà;

  • la casa per donne con disagio psichico dell’associazione Campo di Booz, gestita dalle Suore Domenicane di Iolo;

  • il servizio di Ronda S.O.S Homeless della Solidarietà Caritas, per la cura delle persone senza fissa dimora e di chi si prostituisce;

  • la mensa dei poveri gestita dall’Associazione Giorgio La Pira.

Con esse son stati presi contatti e fatto un incontro preparatorio per riflettere e condividere le possibili attività da offrire ai partecipanti.

Sabato mattina i ragazzi sono stati accompagnati nella realtà a loro assegnata: lì hanno fatto servizio, conoscenza, ascolto, condivisione, lavoro con gli ospiti e l’operatore di riferimento della struttura, con la possibilità di consumare il pranzo in loco. Nel primo pomeriggio sono tornati in Villa e dopo un momento di relax e di gioco hanno condiviso la loro giornata.

I ragazzi si sono soffermati sulla parola “servizio”, prima elencando le qualità e le risorse che ci vogliono per portare avanti un impegno con gli altri e poi hanno individuato le criticità che ciò comporta. Hanno discusso tra di loro ricordando esperienze passate e presenti.

Infine si sono raccontati la mattinata, prima descrivendo la realtà in cui hanno vissuto l’esperienza e poi lasciando emergere liberamente le emozioni e ciò che le persone incontrate avevano loro suscitato. È stato davvero arricchente vedere come i ragazzi hanno colto certe specificità e come si sono completamente lasciati catturare dalla situazione che hanno sperimentato.

A fine serata, prima della cena, è salito in San Leonardo il nostro Vescovo, al quale i ragazzi hanno esposto ciò che fino a quel momento avevano vissuto e lui stesso ha raccontato le sue esperienze da parroco.

La cena con il Vescovo è stata per i ragazzi un altro momento importante nel quale lo hanno visto più nella figura di parroco che in quella istituzionale e ne sono rimasti entusiasti.

Dopo un momento di sano riposo e relax i ragazzi sono stati portati a Filettole con alcuni brevissimi viaggi in pulmino. Da lì sono partiti per una breve camminata nel bosco al buio. Dopo pochissimo tempo si è innescato nei ragazzi il meccanismo dell’aiuto e conforto di chi tra loro era più titubante e pauroso e così insieme è stata raggiunta una radura di ulivi. Lì in un punto molto particolare, a metà tra la natura dietro le loro spalle e i rumori della città sottostante, i ragazzi sono stati rapiti dall’atmosfera che si era creata.

Dopo un momento di riflessione, curata da don Matteo, a tratti raccontata e a tratti silenziosa, è stata celebrata la Santa Messa per coloro che volevano prendervi parte e dopo si è trascorso del tempo amenamente con la chitarra, tra canzoni vecchie e nuove. I giovani sono poi stati accompagnati nuovamente al Palco.

La domenica mattina i ragazzi hanno cercato di capire la differenza tra “servire ed essere servito”, hanno iniziato a interrogarsi su cosa fosse più difficile o facile, si sono chiesti se era meno dura vestire i panni di colui che aiuta o del bisognoso di aiuto. Il gruppo si è diviso in due parti e, pur con opinioni diverse, hanno creato un dibattito molto aperto, franco e senza mezze misure, come sono i giovani.

Alla fine del dibattito è arrivata un’altra proposta molto forte: pranzare alla mensa dei poveri calandosi nei panni di chi è lì ospite e non facendo servizio… un attimo di titubanza.. appena finito di spiegare, pur con un po’ di preoccupazione, i giovani hanno accolto la proposta.

Le ragazze soprattutto si sono divise in quelle più sicure e quelle un po’ meno serene e, dando prova di ulteriore solidarietà e aiuto reciproco, hanno deciso di disporsi in modo da mescolarsi tra di loro e farsi forza a vicenda.

Dopo il pasto, che si è svolto in un clima comunque tranquillo, i ragazzi hanno incontrato Elena Pieralli, presidente dell’Associazione “Giorgio La Pira”, che gestisce la mensa, la quale li ha aiutati a comprendere meglio la realtà in cui erano stati fatti calare, e hanno esposto a caldo le emozioni, le sensazioni provate. Soprattutto hanno scoperto che la mensa per prima cosa è un luogo dove si incontrano tante persone che rappresentano parte delle realtà conosciute il giorno prima, solo che alla mensa le hanno trovate tutte concentrate insieme.

Molti dei ragazzi hanno avuto modo in queste 48 ore di cambiare i loro punti di vista, di avvicinarsi a realtà per loro sconosciute, ma soprattutto di toccare con mano certe situazioni, di cui fino a quel momento avevano soltanto sentito dire, senza avere avuto il minimo contatto con esse.

L’esperienza diretta con l’altro diverso da loro, ma pur sempre persona, li ha coinvolti e portati a cambiare, almeno in parte, alcuni stereotipi o pensieri un po’ schematici.

Qualcuno ha proprio detto di aver visto un pezzetto di Prato di cui ignorava l’esistenza, qualcuno di aver radicalmente cambiato la prospettiva con cui si guarda intorno, qualcuno si è lasciato completamente accogliere e catturare dalla realtà in cui era stato inserito.

Il sussidio con la sintesi dell’esperienza reader

 

 

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