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48 ore senza compromessi – un’esperienza che lascia il segno…

“48 ore senza compromessi”: il BIS!

Sulla scia dei due giorni vissuti insieme a giugno, 8 ragazzi del percorso precedente, accompagnati da Idalia, don Matteo e Alexandra, hanno partecipato ad una uscita in Umbria, presso la Comunità “Il Casolare” nella parrocchia di San Fatucchio, Castiglione del lago (PG). Il progetto parrocchiale è stato concepito nel 2003 e si è sviluppato non tanto come comunità di recupero, ma semplicemente per offrire la possibilità a persone con gravi difficoltà di ritrovare un percorso di vita autentico, a contatto con la natura: l’intento è favorire la scoperta e la riscoperta del bene che ciascuno ha in sé, come dono per gli altri, nella semplicità e nella sobrietà, dando spazio al lavoro (fondamentalmente agricolo e di allevamento) e ai momenti di preghiera.

Questa è l’aria che i nostri giovani hanno respirato durante i due giorni di mercoledì 11 e giovedì 12 settembre, un’ulteriore stimolo, desiderato con determinazione dai giovani stessi, per entrare nella vita di persone che hanno dovuto affrontare grandi sofferenze nel loro percorso, ma che sono riuscite a cogliere i semi di speranza sparsi dalla divina Provvidenza, riaccendendo in sé la gioia di essere nel mondo, dentro la storia, finalmente con un senso alla propria esistenza.

Il gruppo delle “48 ore” ha potuto partecipare anche ad una celebrazione eucaristica nei pressi di San Damiano, ad Assisi, per poi spostarsi presso una casa dell’Istituto Secolare delle “Spigolatrici della Chiesa”, presso Lippiano. Qui i giovani hanno ascoltato da Idalia alcune parole sulla storia dell’istituto e si sono potuti fermare per la notte. Al mattino è stato chiesto loro di partecipare ad un momento di condivisione sull’esperienza fatta. Non sono mancati i momenti di spensieratezza, di scherzo e divertimento. Dopo il pranzo la comitiva ha ripreso il suo percorso per rientrare nel pomeriggio a Prato.

Questa esperienza è un altro piccolo, ma importante, tassello, che si è inserito nel cammino di questi giovani, per la cui disponibilità a mettersi in gioco ringraziamo il Signore, a cui affidiamo anche il loro fresco entusiasmo ed i loro desideri profondi.

Di seguito la galleria fotografica dei tanti momenti vissuti insieme.

“48 ore senza compromessi”, III edizione, anno 2019 (12-14 giugno)

Diciotto ragazzi tutti minorenni (tra i 15 ed i 17 anni) hanno preso parte alla terza edizione di “48 ore senza compromessi”, l’esperienza comunitaria di servizio promossa dalla Caritas diocesana di Prato: tre giorni e due notti per confrontarsi con i propri limiti, incontrare chi vive nel bisogno, abbattere i pregiudizi e le paure legate al confronto con il mondo della povertà. Lo slogan dell’iniziativa è stato coniato dai giovani partecipanti:

MI VIZIO DI SERVIZIO!!!

I ragazzi si sono ritrovati mercoledì 12 giugno al monastero di San Leonardo alla Villa del Palco, muniti di sacco a pelo, materassino, scarpe comode e tutto il necessario per stare fuori 48 ore. Come prevede questa proposta niente orologi e niente cellulari, per aiutare i ragazzi a concepire il tempo come offerta completa alle persone che si sono poi trovati ad incontrare e per evitare tutte le distrazioni che i social media portano con sé.

Ogni anno il gruppo è stato una splendida incognita, in particolare quest’anno perché per la prima volta i ragazzi che hanno aderito al progetto sono arrivati esclusivamente dai percorsi scuola, proposti dalla Caritas durante l’AS 2018/2019 all’interno delle classi degli istituti superiori: i ragazzi si sono prima lasciati coinvolgere e poi si sono entusiasmati nell’esperienza.

Il Vescovo, che ha partecipato al pranzo di venerdì 14 presso il circolo Arci “Cherubini” di Grignano, dove è attivo il progetto “C’è pasto per te”, ha sottolineato come i ragazzi arrivino da più parrocchie e come si siano riuniti insieme per fare del bene, anche agli altri giovani: infatti non tutti quelli che hanno vissuto questa esperienza sono ragazzi che frequentano la parrocchia e la Chiesa, molti vengono anche da fuori ed è un bene che ci siano, perché è dai hai fatti che nasce la riflessione e nasce forse anche qualche ripensamento. E questa è la  speranza che Mons. Agostinelli ha condiviso con la sua comunità diocesana.

Il gruppo ha quindi concluso il percorso partecipando attivamente alle attività di “C’è pasto per te”, l’iniziativa pensata per dare una risposta ai bisogni di condivisione del pasto in particolare delle persone sole, collaborando alla preparazione del pranzo e servendo a tavola i presenti, per poi mangiare tutti insieme all’insegna della socializzazione.

Tre dei giovani hanno partecipato ad una diretta radio su Radio Canale 7 (durante il programma” La voce della tua città”) nella quale sono stati intervistati, raccontando la propria esperienza e descrivendo le motivazioni per cui hanno deciso di aderire a questo progetto, costruendo inoltre un dibattito molto interessante con Luisa Peris, responsabile di Slow Food e dell’iniziativa “C’è pasto per te” presso il circolo Arci di Grignano. Durante la diretta sono intervenuti anche i ragazzi della 48 ore che stavano facendo servizio presso l’Emporio della Solidarietà, portando il loro contributo.

Alcune brevi testimonianze dei ragazzi

Questa esperienza che inizialmente è stata abbastanza complicata perché ovviamente non avevamo telefono, non avevamo orologi, alla fine si è dimostrata molto interessante. Anzi, non c’è stato nemmeno il bisogno di dover cercare il compromesso: mi interessava vedere un po’ le realtà che fosse diverse dalle mie, crescere in rapporto all’altro e in rapporto anche alle differenze.

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Alla nostra età non è così accessibile fare volontariato (io sono minorenne) e così un’occasione del genere mi può aprire una porta verso un mondo che mi è sempre piaciuto.

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Per ora sta andando molto bene e sono veramente felice di aver aderito a questo progetto. Ieri siamo andati in una realtà Caritas a Maliseti, dove è presente un centro di ascolto, mentre la sera siamo andati a “Casa Betania” che è un’altra realtà che ospita uomini più o meno giovani: ci hanno raccontato un po’ la loro storia ed è stato toccante.

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Grazie davvero di tutto.
Mi rimarrà nel cuore per sempre. Mi ha insegnato tanto. Mi fa immensamente bene al cuore (anche se forse non si dice) aiutare gli altri. Ho ricevuto anche tantissimi complimenti ovunque sono stata. E mi son sentita davvero apprezzata, questo mi fa capire che con poche parole si può far del bene a qualcuno.
Una frase che mi è rimasta particolarmente impressa mi è stata rivolta ieri sera a Casa Betania. Uno degli uomini mi ha detto: “Mi piaci quando ridi! Mi rendi felice e si vede che hai un cuore puro!”.
Sono attimi che mi porterò dietro sempre.

Il resoconto completo dell’esperienza 2019 reader
Alcune foto dell’esperienza

 Video gallery della diretta web (Radio Canale 7)

 

Come è nata l’idea di “48 ore senza compromessi”, la prima edizione 2017

Da tempo come Caritas cullavamo l’idea di proporre ad alcuni giovani un percorso formativo, che però non fosse solo teorico. In accordo con il responsabile della Pastorale Giovanile, don Alessio Santini, e con il supporto di don Matteo Pedrini, della comunità monastica dei “Ricostruttori nella preghiera” che vive in San Leonardo al Palco, sono state organizzate le varie tappe del cammino, denominato appunto “48 ore senza compromessi”.

I ragazzi che hanno deciso di cogliere questa opportunità sono stati 17, di età compresa tra i 16 anni e i 20 anni, provenienti per la maggior parte da un istituto scolastico superiore, dove sono stati presentati dei percorsi su stili di vita sobri, ed in parte da ambito parrocchiale. A loro si sono aggiunti 4 ragazzi che al momento stanno svolgendo l’Anno di Volontariato Sociale ed il Servizio Civile Regionale in Caritas.

Le attività sono iniziate dal pomeriggio di venerdì 30 giugno, per terminare il pomeriggio di domenica 2 luglio e ai giovani è stato chiesto solo di fidarsi e buttarsi nell’avventura, senza avere altre delucidazioni.

L’arrivo alla Villa del Palco nel pomeriggio di venerdì si è svolto all’insegna delle domande: «Che faremo? Dove andremo? … », e della curiosità, guardandosi intorno per conoscere i partecipanti.

La prima proposta “scioccante” (rimanere quasi 3 giorni senza cellulare) è stata accolta con discreto successo, addirittura qualcuno si aspettava questa richiesta.

Dopo una breve conoscenza ed aver stabilito la divisione in gruppetti di lavoro, è stata organizzata e predisposta la cena, consumata tra chiacchiere e scherzi. Dopo cena i ragazzi sono stati divisi in coppie o raggruppamenti da tre e ad ognuno di essi è stato comunicato il servizio che avrebbe fatto il giorno seguente, con la raccomandazione di non dirseli a vicenda.

Le associazioni scelte e che hanno aderito a questa iniziativa sono 10 e si occupano di varie realtà sul territorio pratese:

  • la casa per disabili residenziali a Chiesanuova gestita dalla Fondazione Santa Rita;

  • la casa famiglia gestita dall’Associazione Eli Anawim a Viaccia;

  • Casa Bandera gestita dall’OAMI in Galceti;

  • la casa per donne rifugiate gestita dalla Cooperativa Alice in via Lucca, 26;

  • Casa Aurora del Centro Aiuto Vita per le gestanti e/o mamme con bimbi piccoli;

  • Casa Betania, gestita dalla Solidarietà Caritas Onlus, per l’accoglienza di uomini senza (o quasi) legami familiari e malati convalescenti senza reti di protezione sul territorio;

  • la Casa di Cura per anziani di Santa Maria della Pietà;

  • la casa per donne con disagio psichico dell’associazione Campo di Booz, gestita dalle Suore Domenicane di Iolo;

  • il servizio di Ronda S.O.S Homeless della Solidarietà Caritas Onlus, per la cura delle persone senza fissa dimora e di chi si prostituisce;

  • la mensa dei poveri gestita dall’Associazione Giorgio La Pira.

Con esse son stati presi contatti e fatto un incontro preparatorio per riflettere e condividere le possibili attività da offrire ai partecipanti.

Sabato mattina i ragazzi sono stati accompagnati nella realtà a loro assegnata: lì hanno fatto servizio, conoscenza, ascolto, condivisione, lavoro con gli ospiti e l’operatore di riferimento della struttura, con la possibilità di consumare il pranzo in loco. Nel primo pomeriggio sono tornati in Villa e dopo un momento di relax e di gioco hanno condiviso la loro giornata.

I ragazzi si sono soffermati sulla parola “servizio”, prima elencando le qualità e le risorse che ci vogliono per portare avanti un impegno con gli altri e poi hanno individuato le criticità che ciò comporta. Hanno discusso tra di loro ricordando esperienze passate e presenti.

Infine si sono raccontati la mattinata, prima descrivendo la realtà in cui hanno vissuto l’esperienza e poi lasciando emergere liberamente le emozioni e ciò che le persone incontrate avevano loro suscitato. È stato davvero arricchente vedere come i ragazzi hanno colto certe specificità e come si sono completamente lasciati catturare dalla situazione che hanno sperimentato.

A fine serata, prima della cena, è salito in San Leonardo il nostro Vescovo, al quale i ragazzi hanno esposto ciò che fino a quel momento avevano vissuto e lui stesso ha raccontato le sue esperienze da parroco.

La cena con il Vescovo è stata per i ragazzi un altro momento importante nel quale lo hanno visto più nella figura di parroco che in quella istituzionale e ne sono rimasti entusiasti.

Dopo un momento di sano riposo e relax i ragazzi sono stati portati a Filettole con alcuni brevissimi viaggi in pulmino. Da lì sono partiti per una breve camminata nel bosco al buio. Dopo pochissimo tempo si è innescato nei ragazzi il meccanismo dell’aiuto e conforto di chi tra loro era più titubante e pauroso e così insieme è stata raggiunta una radura di ulivi. Lì in un punto molto particolare, a metà tra la natura dietro le loro spalle e i rumori della città sottostante, i ragazzi sono stati rapiti dall’atmosfera che si era creata.

Dopo un momento di riflessione, curata da don Matteo, a tratti raccontata e a tratti silenziosa, è stata celebrata la Santa Messa per coloro che volevano prendervi parte e dopo si è trascorso del tempo amenamente con la chitarra, tra canzoni vecchie e nuove. I giovani sono poi stati accompagnati nuovamente al Palco.

La domenica mattina i ragazzi hanno cercato di capire la differenza tra “servire ed essere servito”, hanno iniziato a interrogarsi su cosa fosse più difficile o facile, si sono chiesti se era meno dura vestire i panni di colui che aiuta o del bisognoso di aiuto. Il gruppo si è diviso in due parti e, pur con opinioni diverse, hanno creato un dibattito molto aperto, franco e senza mezze misure, come sono i giovani.

Alla fine del dibattito è arrivata un’altra proposta molto forte: pranzare alla mensa dei poveri calandosi nei panni di chi è lì ospite e non facendo servizio… un attimo di titubanza.. appena finito di spiegare, pur con un po’ di preoccupazione, i giovani hanno accolto la proposta.

Le ragazze soprattutto si sono divise in quelle più sicure e quelle un po’ meno serene e, dando prova di ulteriore solidarietà e aiuto reciproco, hanno deciso di disporsi in modo da mescolarsi tra di loro e farsi forza a vicenda.

Dopo il pasto, che si è svolto in un clima comunque tranquillo, i ragazzi hanno incontrato Elena Pieralli, presidente dell’Associazione “Giorgio La Pira”, che gestisce la mensa, la quale li ha aiutati a comprendere meglio la realtà in cui erano stati fatti calare, e hanno esposto a caldo le emozioni, le sensazioni provate. Soprattutto hanno scoperto che la mensa per prima cosa è un luogo dove si incontrano tante persone che rappresentano parte delle realtà conosciute il giorno prima, solo che alla mensa le hanno trovate tutte concentrate insieme.

Molti dei ragazzi hanno avuto modo in queste 48 ore di cambiare i loro punti di vista, di avvicinarsi a realtà per loro sconosciute, ma soprattutto di toccare con mano certe situazioni, di cui fino a quel momento avevano soltanto sentito dire, senza avere avuto il minimo contatto con esse.

L’esperienza diretta con l’altro diverso da loro, ma pur sempre persona, li ha coinvolti e portati a cambiare, almeno in parte, alcuni stereotipi o pensieri un po’ schematici.

Qualcuno ha proprio detto di aver visto un pezzetto di Prato di cui ignorava l’esistenza, qualcuno di aver radicalmente cambiato la prospettiva con cui si guarda intorno, qualcuno si è lasciato completamente accogliere e catturare dalla realtà in cui era stato inserito.

Il sussidio con la sintesi dell’esperienza reader

 

 

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