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Lo sguardo che incontra – un’esperienza che “tocca”

Si tratta di un progetto che nasce sulla scia del percorso “Spendiamoci per gli altri” e dei precedenti percorsi sugli stili di vita portati avanti negli anni da “Insieme per la Famiglia” Onlus, associazione promossa dalla Caritas Diocesana di Prato, all’interno delle scuole superiori. Le attività si sono svolte nell’Istituto “A. Gramsci – J. M. Keynes” di Prato.

Uno dei temi affrontati quest’anno è stato “la diversità”, sia quella vissuta dai ragazzi nei loro contesti, sia quella legata al mondo dell’immigrazione, con tutti i pericoli ed i pregiudizi ad essa collegati, cercando di stimolare nei giovani anche uno spirito critico, ma trasparente, nei confronti dei mezzi di informazione. Il confronto è stato curato da operatori dell’associazione, con la presenza dell’insegnante di religione.

Al termine dell’itinerario, durato da novembre ad aprile, è stata proposta alle classi un’esperienza conclusiva fuori Prato che ha visto la partecipazione di tredici ragazzi di una classe quarta. Si è trattato per loro di un momento formativo ed educativo molto importante.

Proprio in questo momento storico dove sulle nostre coste stanno approdando tantissime persone in fuga da situazioni drammatiche i ragazzi hanno avuto la possibilità di andare a visitare alcune strutture di accoglienza per profughi presso la cooperativa “Ruah” di Bergamo, che da moltissimi anni si occupa sul territorio bergamasco di accoglienza e promozione sociale.
La “Ruah” ha aperto le proprie porte e ha permesso ai nostri giovani non solo di visitare le strutture ma ha anche consentito loro di vivere un esperienza davvero unica: essi infatti, accompagnati da una professoressa e da un nostro operatore, hanno condiviso tre giorni con gli ospiti delle strutture e hanno vissuto momenti di scambio, di testimonianza e di svago.

Quella che si è creata è stata una vera realtà d’incontro, dove i ragazzi hanno avuto la possibilità di andare al di là di ogni pregiudizio e luogo comune che sono abituati a sentire, hanno incontrato storie, volti e mani che solitamente scorgono sugli schermi dei nostri mezzi di comunicazione senza poterli “toccare” e che la maggior parte delle volte rimangono dietro barriere che difficilmente riusciamo a distruggere.

I ragazzi sono tornati colpiti dall’esperienza, con il desiderio di testimoniare ciò che hanno visto e ascoltato, sentendosi responsabili e portatori di un messaggio importante: che l’incontro cambia davvero tutto e che lo sguardo pronto ad incontrare apre davvero le porte del cuore all’accoglienza dell’altro, non importa quanto esso possa essere diverso da noi.

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