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Infanzia Ferita

Era il 1219 quando San Francesco d’Assisi arrivò in Terra Santa, durante un periodo molto difficile, quello delle Crociate. Lasciò la propria terra e si recò in Egitto dove incontrò il Sultano Al-Malek al-Kamel, che fu impressionato dalla modestia del frate e dal suo messaggio: rifiutare la distruzione e la guerra ed accogliere la riconciliazione e la pace.
San Francesco era riuscito ad ottenere il rispetto del Sultano e ottenere il permesso per visitare i Luoghi Santi e senza armi era riuscito a realizzare ciò che gli eserciti non avevano ottenuto.”
Padre Ibrahim Faltas, francescano, dal 31 Ottobre 2004, parroco di San Salvatore a Gerusalemme, così introduce il piccolo libro intitolato “Cronache Parrocchiali”.
Con il conflitto israelo-palestinese ancora attivo, a tanti anni di distanza dai tragici eventi delle crociate, possiamo tranquillamente affermare che la situazione in Terra Santa non è cambiata in meglio. Si può sicuramente dire che è più complessa e meno leggibile.
Grande è la sofferenza dei popoli che la abitano e purtroppo ogni qual volta qualcuno di buona volontà inizia un cammino di pace, di riconciliazione, di mediazione, ci sono sempre episodi che ci riportano verso la violenza.
Padre Ibrahim in “Cronache Parrocchiali” continua: “Noi francescani siamo consapevoli dell’importanza del nostro ruolo, come mediatori di pace. La nostra istituzione religiosa è costantemente coinvolta nella costruzione di una società pacificata, contribuendo al suo futuro tramite la difesa della dignità d’ogni singolo uomo.”
A rendere ancora più complessa la situazione è la costruzione del muro da parte degli israeliani con lo scopo di difendersi dagli attacchi terroristici, ma che sta dividendo  famiglie, separando villaggi dalle scuole e dagli ospedali, i contadini dai loro campi. Migliaia di palestinesi hanno perso i terreni che erano la loro unica fonte di guadagno. Altre migliaia sono rimasti isolati dentro la parte israeliana del muro senza nessun riconoscimento legale.
Già nel Novembre 2003, Giovanni Paolo II affermava: “In realtà non di muri ha bisogno la Terra Santa, ma di ponti. Senza riconciliazione degli animi, non ci può essere pace.”
In questo difficile contesto, dove anche le religioni giocano un ruolo importante e dove il concetto di comunità si identifica quasi sempre per appartenenza di fede, abbiamo scelto di fare dei progetti di solidarietà, mettendoci a fianco a chi percorre strade di pace operando con concrete azioni sociali, ospedali, opere comunitarie aperte a tutti.
Attraverso il quotidiano incontrarsi e conoscersi si possono abbattere le differenze ed i pregiudizi. In Particolare i giovani, che hanno avuto una vita segnata dagli anni di conflitto, possono essere aiutati a crescere in un clima di tolleranza e di rispetto verso il diverso sia per razza che per credo religioso.

 

 

Nome progetto:
“Infanzia ferita”
Presso:
Orfanotrofio La Creche (La Culla) Betlemme
Responsabile locale:
Suor Sophie Boudri – Suore della Carità di San Vincenzo de Paoli
Coordina:
Caritas Diocesana di Prato
Partner:
San Vincenzo de Paoli
Cooperativa Alice

 

Il contesto
L’orfanotrofio La Creche di Betlemme, attivo dalla metà degli anni ottanta,  oltre a raccogliere i bambini orfani ed abbandonati, avendo fatto la scelta di metterli a contatto con l’esterno, ha aperto le porte creando anche un asilo per i bambini di Betlemme e dei villaggi vicini.
L’elevato numero di neonati abbandonati è motivato dalla dura situazione della donna palestinese vittima di violenze domestiche. Una situazione aggravata dal fatto che la polizia, i tribunali e le agenzie governative, non trattano le violenze sulle donne come veri e propri crimini. Ci sono continuamente casi di donne violentate e costrette poi a sposare l’assalitore o di uomini assolti, dopo aver ucciso donne adultere. Stessa sorte subiscono, da parte del clan familiare, le ragazze che hanno rapporti e rimangono incinta al di fuori del matrimonio. Il delitto d’onore è ancora legittimato sia nella tradizione che da norme discriminatorie.
Gli orfani sono spesso bambini abbandonati dalle mamme che partoriscono in anonimato e che subirebbero estreme conseguenze se la famiglia venisse a sapere che aspetta un bambino al di fuori del matrimonio.
In questo contesto di violenza, sia generale a causa del conflitto israelo-palestinese ancora in corso, sia domestico a causa delle forti discriminazioni nei confronti della donna e dei bambini, grande attenzione viene posta alla cura del personale, per garantire una continuità accanto ai piccoli ed un rapporto serio e professionale con le tante famiglie in situazioni problematiche.
Nel corso degli anni sono stati attivate proficue relazioni di scambio tra le facoltà di pedagogia e psicologia dell’università di Betlemme per favorire lo svolgimento di tirocini, di studi e per la valutazione dei problemi dei singoli bambini spesso traumatizzati dagli eventi, in prospettiva di utili terapie.
L’asilo che ospita attualmente circa 120 bambini, di cui 42 orfani e molti casi sociali, non avendo nessun sostegno economico da parte delle autorità locali, vive solo di donazioni.
Il progetto pedagogico, studiato dall’università di Betlemme, prevede:
  • responsabili coordinatori in pedagogia
  • educatrici
  • sostegno di un pediatra e di uno psicologo per accompagnare i bambini che soffrono di traumi dovuti alla situazione ambientale violenta
Obiettivi
  1. sostenere per tre anni il progetto pedagogico
  2. fare opera di sensibilizzazione nel nostro territorio attraverso lo strumento dei campi di lavoro, inviando gruppi di giovani organizzati, in vari periodi dell’anno, con lo scopo di avere una visione più precisa delle problematiche derivanti dal conflitto israelo-palestinese..
  3. Inviare personale volontario specializzato a sostegno delle attività dell’orfanotrofio  rivolte ai bambini, alle mamme ed alle famiglie.

IL NOSTRO IMPEGNO ECONOMICO

L’orfanotrofio la Creche (La Culla) di Betlemme ospita 120 bambini di cui 42 sono orfani o abbandonati.
Il nostro aiuto sostiene l’attuazione del progetto pedagogico, studiato dall’università di Betlemme, e portato avanti da personale locale. Sono coinvolti:
  • responsabili coordinatori in pedagogia
  • 4 educatrici
  • 1 pediatra e 1 psicologo per accompagnare i bambini che soffrono di traumi dovuti alla situazione ambientale violenta

     

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