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Tanzania

tanzania01Il progetto sarà realizzato presso il Villaggio Stelingi, nella Diocesi di Same, per la realizzazione di un pozzo che possa fornire acqua agli abitanti del villaggio ed alle scuole che sono sorte nei suoi pressi. tanzania02

Il progetto è stato proposto in occasione della Quaresima di Carità 2014 e dopo due anni di lavori si è chiuso nel 2016. Infatti il 4 novembre il pozzo è stato inaugurato, con l’apertura di 18 punti di distribuzione dell’acqua che possono soddisfare un’ampia area ed un alto numero di persone. Il Vescovo di Same, Mons. Rogatus Kimaryo, ringrazia la Caritas per il prezioso sostegno durante tutte le fasi del progetto, che è stato successivamente ampliato con l’inserimento della creazione di un laboratorio per la produzione di passata di pomodoro, sempre inaugurato a novembre.

 

Lettera di accompagnamento del Vicario Generale, Mons. Nedo Mannucci reader
Lettera di accompagnamento del Direttore della Caritas, Italia Venco reader
Manifesto Quaresima 2014 reader
Volantino formato A6 Quaresima 2014 reader

 

Alcune foto di novembre 2016

Le immagini ritraggono i lavori di completamento del pozzo a Stelingi e il laboratorio di produzione della passata di pomodoro che è un’altra attività inserita all’interno del progetto originario.

 

IN VIAGGIO

Tutto è cominciato con una proposta. E’ così che è iniziata la nostra, la mia avventura verso l’Africa; quando la Caritas Diocesana di Prato ha riunito un gruppo di nove persone tra volontari, operatori e giovani del servizio civile, assolutamente diverse per età, trascorsi ed obiettivi ai quali è stato chiesto di vivere un’esperienza forte in Tanzania per iniziare la costruzione di un pozzo d’acqua.

Non tutti hanno risposto SI nell’immediato, almeno io non l’ho fatto. Perché? C’ho pensato tanto!

Da una parte avevo paura, paura di essere lontana da casa, di non riuscire ad integrarmi nel gruppo, dall’altra, quella predominante, sapevo che partire avrebbe significato pormi delle domande, andare per INCONTRARE, VIVERE l’altro e tornare a casa con me stessa, forse un po’ trasformata e probabilmente era proprio quella la parte che più mi spaventava.

Senza pensarci troppo ho detto: “Ci sono anch’io” e con gli altri abbiamo iniziato a conoscerci, ad aiutarci, a coinvolgere la cittadinanza nel progetto.

E così siamo volati alle pendici del Kilimangiaro. Non so bene definire quello che ho provato appena arrivata nella Diocesi di Same, sicuramente la prima cosa che ha attirato la mia attenzione è stata la terra con i suoi colori caldi e avvolgenti, una terra rossa e arida.

Tutto in quel posto mi è parso “luccicante”. Lo so, puòtanzania2014 sembrare un controsenso, ma forse saranno stati i sorrisi delle persone che abbiamo incontrato, la loro disarmante gentilezza tutte le volte che ci hanno accolto, quelle voci quando passavamo lungo la strada che gridavano “wazungu” che significa “uomini bianchi”. Saranno stati i canti e i balli, la Messa partecipata e vissuta con generosità nel donare quel poco che si possiede o l’evidente voglia di essere presenti e attivi nelle comunità (ricordo di un paesino poverissimo sulle montagne ai confini  del Kenya in cui tutte le famiglie portavano 15 mattoni  a settimana per l’edificazione di una scuola), che mi hanno illuminato gli occhi pensando che da noi  gran parte di tutto ciò manca.

Ma non è stato solo questo, c’è stato e c’è molto altro che vorrei dire o scrivere ma forse in nessun modo riuscirei a trasmettere la grande dignità che accompagna chi affronta quotidianamente la durezza della vita, la difficoltà di una società che non ha né gli strumenti né i mezzi, anche i più semplici e logici, per gestire al meglio le risorse disponibili, lo stupore dei bimbi per un palloncino, le loro pance piene di vuoto, la speranza degli studenti nell’assicurarsi un futuro migliore,  oppure la forza e la convinzione di chi vive la propria esistenza come missione e spende tutte le energie in un ospedale di montagna sperduto nel mondo.

Ed è quando INCONTRI e quando VEDI che allora capisci il senso del viaggiare.

Un aforisma orientale, all’incirca, dice “Esistono molti viaggiatori. Ci sono quelli che viaggiano con i piedi, quelli che non si curano di dove sono, quelli che viaggiano con gli occhi. Ci sono infine quelli che viaggiano con il cuore, coloro che affrontano il viaggio come fosse la meta e vivono gli incontri con la profondità del loro spirito e del loro amore. Coloro hanno fatto del cercare e dell’incontro il senso del viaggiare”.

Questo è il significato che ho attribuito all’esperienza, a quest’occasione che mi ha fatto sentire pellegrina, che mi ha stropicciato gli occhi marchiando la mia vita di visi lontani che porterò con me, nel mio viaggio, sempre.

                                                                                                                                                    Camilla
                                                                                                                                                     Servizio Civile Regionale

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