48 ore senza compromessi – edizione 2020

Un appuntamento che da quattro anni offre un’esperienza di servizio ad un piccolo gruppo di giovani. Nel 2020, nonostante le difficoltà dovute all’emergenza sanitaria e le limitazioni che il Covid-19 ha imposto, sono stati 14 i ragazzi pratesi che hanno deciso di vivere queste due giornate di condivisione, di confronto, di incontro con persone tante volte dimenticate, con coloro che si trovano ai margini della società e mancano spesso di relazioni affettive.

La base di appoggio è stata la Villa del Palco, sede per gli incontri del gruppo, per le condivisioni, i pasti ed il riposo. Come da tradizione i ragazzi hanno accettato di mettere da parte i propri cellulari ed i propri orologi, perché caratteristica fondamentale delle 48 ore è da sempre quella di rinunciare ad ogni distrazione per potersi dedicare profondamente alle relazioni con le persone che si incontrano.

Il primo giorno è stato dedicato all’ascolto dei sogni dei ragazzi, delle loro aspettative, delle emozioni che albergano nei loro cuori. C’è stato il tempo di raggiungere la Calvana a piedi e nel silenzio della sera celebrare l’Eucarestia immersi nella natura. Dopo il rientro in Villa ed il riposo della notte, il mattino seguente i giovani si sono recati a Prato, dove si sono inseriti all’interno dei vari ambiti dell’Emporio della Solidarietà, chi alle casse, chi al riordino degli scaffali e l’etichettatura dei prodotti, chi al ritiro della merce nei vari punti di approvvigionamento: sono state tutte occasioni per incrociare gli sguardi di tante persone che usufruiscono dell’aiuto alimentare offerto all’Emporio. Le attività concrete si sono poi alternate alle testimonianze di alcuni volontari, in particolare di Daniel, un giovane eritreo che ha raccontato la sua durissima esperienza di viaggio, che dalla sua patria lo ha portato, attraverso la Libia, ad arrivare qui in Italia, terra dove all’inizio è stato comunque molto difficile trovare un suo percorso ed un po’ di serenità. Il giorno successivo i ragazzi sono stati suddivisi in piccoli gruppi e hanno sperimentato il servizio ai poveri presso la mensa cittadina, gestita dall’Associazione Giorgio “La Pira”, il servizio al centro di ascolto diocesano della Caritas, il servizio di accoglienza per uomini soli di “Casa Betania”, il servizio di accoglienza per giovani madri presso “Casa Aurora” ed il servizio di contrasto alla marginalità estrema degli Operatori di Strada.

Tutte queste sollecitazioni hanno dato modo ai ragazzi di poter esprimere le loro riflessioni su un mondo che spesso è invisibile, dove è difficile entrare senza essere accompagnati, perché forse si ha timore di toccare con mano certe difficoltà, o forse proprio perché la nostra epoca vive spesso a due velocità, fra chi viaggia a ritmi frenetici e chi invece rimane indietro, dove i secondi rischiano di scomparire dalla vista. Anche per gli adulti questo diventa un grande insegnamento: quello di saper essere coloro che prendono per mano e aiutano i giovani a prendere coscienza della vita intorno a loro, con le bellezze e le difficoltà, per crescere insieme nella condivisione e nella vicinanza solidale.

 

La mia esperienza di Servizio Civile alle “48 ore senza compromessi”

Nella mia esperienza annuale di Servizio Civile in Caritas, quasi ormai al termine, mi sono trovata a collaborare con padre Matteo della comunità dei Ricostruttori nella preghiera, per organizzare l’iniziativa delle 48 Ore Senza Compromessi.

In questa situazione post lockdown, con tutte le difficoltà operative che ne derivano, dal distanziamento sociale all’igienizzazione degli spazi, non è stato facile trovare associazioni di aiuto alla persona nel nostro territorio che potessero ospitare anche quest’anno i ragazzi che hanno deciso di buttarsi “a scatola chiusa” in quest’avventura di servizio attivo.

I 14 ragazzi e ragazze, alcuni dei quali avevano già partecipato ad una delle precedenti edizioni, hanno fin da subito legato e fatto gruppo, non solo durante le attività di servizio, ma anche e soprattutto nei momenti di convivialità alla Villa del Palco, dove hanno anche provveduto a preparare la cena.

Osservandoli dall’esterno, è stato sorprendente vedere come nessuno di loro abbia accusato la mancanza dell’uso del cellulare, ma anzi si sia adattato tranquillamente alla regola e abbia approfittato di questo tempo a disposizione per gustarsi, per esempio, il piacere di suonare la chitarra e cantare insieme agli altri. Non sono mancati neppure i momenti di gioco, come il classico Lupus in Fabula, e quelli di divertimento e scherzi, specie notturni, alla scoperta degli spazi sconosciuti della Villa. Ma la riflessione più profonda che ho colto tra le parole di questi adolescenti, in uno dei diversi momenti di condivisione, è stata il riconoscere che troppo spesso le relazioni intorno a noi si basano fondamentalmente sulla bellezza esteriore e non tanto su quella interiore. Ho colto questa profonda necessità di riconquistare uno spazio dove alla base c’è il gusto di essere ascoltati, accolti per quello che si è e per quello che si può dare agli altri.

Credo che accostarsi a chi sta vivendo delle difficoltà sia un potente stimolo a risvegliare nel cuore il desiderio di mettersi in gioco, per sentirsi persone veramente realizzate, capaci di gettare lo sguardo oltre l’apparenza e di dare valore a ciò che veramente conta, in particolare le relazioni. Ed i giovani con i quali ho condiviso questa esperienza hanno compreso quanto importante sia lavorare per mantenere questa direzione. A noi, un po’ più grandi e avviati sul cammino, la responsabilità di accompagnarli sulla strada della vita.

C. V. (Servizio Civile)

 
Una breve galleria fotografica (non avendo i cellulari non sono state fatte foto durante il servizio presso le varie realtà)

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