Isolati, ma non schiacciati – Giovani pratesi nel lockdown

Lunedì 14 settembre 2020, presso il Conservatorio di San Niccolò, si è svolto il convegno “Giovani pratesi nel lockdown” in cui sono stai presentati i risultati della ricerca effettuata sulle risposte al sondaggio lanciato dalla Caritas Diocesana ai ragazzi di Prato durante il periodo del lockdown. La ricerca è stata quindi seguita dall’Associazione “Insieme per la Famiglia” Onlus, che ha incaricato Ester Macrì, sociologa a contratto presso l’Università di Firenze e Presidente di “ReteSviluppo”, dell’analisi delle informazioni raccolte.

I risultati possono essere consultati nel file che può essere scaricato a questo link.

Ai saluti iniziali del Presidente della Fondazione di San Niccolò, l’avv. Guido Giovannelli, ha fatto seguito l’intervento della Preside del Conservatorio, la prof.ssa Mariella Carlotti, che ha condiviso alcune riflessioni sulla situazione dell’istituzione scolastica a livello nazionale e che ha manifestato anche un importante interrogativo: riconoscendo che fra i ragazzi nel periodo di chiusura è emersa tanta sofferenza dovuta all’isolamento forzato, ci siamo mai accorti di quanti giovani anche all’interno della scuola provano forti disagi?

È stata poi la volta della presentazione dei dati da parte di Ester Macrì, di cui abbiamo già indicato il riferimento online per la lettura.

Successivamente Mons. Nerbini, nostro Vescovo, ha fatto il suo breve intervento, partendo dalla considerazione che la generazione adulta attuale e quella immediatamente precedente si è troppo soffermata sulle evidenze superficiali, mostrando un modello educativo che i ragazzi hanno imparato subito e di cui siamo responsabili. I giovani non sono abituati a dire “Grazie” e su questo argomento il Vescovo ha raccontato un aneddoto interessante, legato alla confessione di un ragazzo: non sapeva trovare motivi per ringraziare, quando già il solo fatto di aprire gli occhi al mattino è un grande dono di cui essere riconoscenti. Ma anche questo semplice pensiero tante volte non è radicato nei giovani. L’emergenza sanitaria ha avuto dei risvolti veramente tragici e ha sconvolto moltissime vite; in tutto questo male e dolore ha consentito però a tante persone, di tutte le età, di ascoltare la sofferenza, non solo propria, ma anche degli altri, che in molti casi era presente già prima del lockdown, ma che solo con il limite alle nostre libertà abituali ha fatto emergere con prepotenza.

All’evento hanno partecipato circa 120 persone, tra docenti, educatori, genitori, religiosi, professionisti di vario genere e ci auguriamo che questo sia solamente un punto di partenza, un momento di ascolto e di riflessione che possa portare ad azioni concrete, ben ponderate e a lunga scadenza, avendo come orizzonte il bene delle giovani generazioni che nel futuro molto prossimo, accompagnate dagli adulti, saranno chiamate a costruire una società diversa attraverso scelte mature.

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