La Nostra Storia

caritas-1986

1986

Centro Comunità Carcere

Via Montalese, 386 – Prato
c/o Parrocchia di Maliseti

Il Centro Comunità Carcere svolge attività di centro d’ascolto, servizio di accoglienza, sostegno e accompagnamento per detenuti ed ex-detenuti, italiani e stranieri, e per le loro famiglie.

Gli interventi in favore dei detenuti riguardano piccoli contributi economici per acquisto di francobolli, igiene personale, ecc., mentre per quanto riguarda il vestiario si provvede all’acquisto di tute da ginnastica, scarpe, biancheria intima, asciugamani, ecc.: all’interno del carcere sono stati assistiti regolarmente circa 450 detenuti, con la distribuzione di oltre 800 pacchi di vestiario e 600 forniture per l’igiene personale all’anno.

Da alcuni anni ci si è avvalsi del ben strutturato Centro di Ascolto della Caritas parrocchiale di Maliseti, con un incremento di interventi ed attività simili all’ascolto, presso la casa di accoglienza e all’interno del carcere.

Per quanto riguarda i detenuti in semi-libertà, il Gruppo “Barnaba” si impegna in un’opera di sostegno morale e di supporto per pratiche ed accompagnamento all’interno.

caritas-2005

2005

Microcredito

Via di Gherardo, 16 – Prato

Al momento le attività dello sportello sono sospese fino a data da comunicarsi, per problemi legati all’istituto bancario di riferimento attuale.

Il “Progetto Microcredito Cittadinanza Attiva Microattiva” è nato nell’ottobre del 2005 su iniziativa della Caritas Diocesana, della San Vincenzo de’ Paoli e della Delegazione pratese di Cittadinanza Attiva Toscana che ne rappresenta i soci fondatori. Al progetto ha aderito nel 2008 anche la Misericordia di Prato per conto della “Fondazione Toscana per la Prevenzione dell’Usura”, entrando così a far parte della compagine societaria con una propria rappresentanza.

Con il Progetto Microcredito abbiamo inteso creare uno strumento per agevolare l’accesso al credito da parte di tutte quelle persone e famiglie che si trovano ad affrontare situazioni di momentaneo disagio economico e che non hanno la possibilità di attivare in propri i normali canali creditizi. Questa iniziativa è riservata ai nuclei familiari residenti nella Provincia di Prato. Attraverso il Microcredito si possono chiedere piccoli prestiti bancari finalizzati a sostenere spese documentate riguardanti bisogni di primaria necessità della vita domestica e familiare: sono escluse dal nostro statuto forme di aiuto generico e di sostentamento. Coloro che si rivolgono al Microcredito non debbono prestare garanzie (e questo rappresenta l’aspetto innovativo ed agevolato dello strumento), ma debbono comunque dimostrare di possedere un reddito sufficiente al rimborso del prestito ricevuto.

Il nostro Comitato ha stipulato una convenzione con gli istituti di credito che nel tempo si sono resi disponibili alla concessione di prestiti veicolati attraverso il nostro Progetto Microcredito applicando le seguenti condizioni:

  • ogni singolo prestito non può superare la somma massima di 5.000 euro;
  • deve essere rimborsato in rate mensili per una durata massima di 5 anni;
  • il tasso di interesse applicato è l’EURIRS di periodo (tasso di riferimento europeo per i mutui a tasso fisso) aumentato di un punto.

La procedura prevede che le domande per il Microcredito debbano essere presentate al nostro sportello presso via di Gherardo, 16, il 2° giovedì del mese dalle ore 9:30 alle ore 11:00 ed il 4° giovedì dalle ore 15;00 alle ore 17:00. Successivamente le domande vengono esaminate dal Comitato di Valutazione della nostra associazione; se approvate, vengono trasmesse agli istituti bancari che ne verificano a loro volta le condizioni di ammissibilità ed in caso positivo provvedono ad erogare il prestito.

Dovendo fare una casistica delle esigenze più ricorrenti espresse da coloro che si rivolgono al Microcredito per un prestito, si possono citare le spese per piccole ristrutturazioni degli impianti e dei locali domestici, il pagamento di arretrati di affitto e di utenze (luce, acqua, gas), il pagamento di sanzioni amministrative in materia di tasse, cure mediche (prevalentemente dentarie), il versamento di depositi cauzionali per il trasferimento di alloggio.

Progetto Microcredito Cittadinanza Attiva Microattiva Onlus
Via Tiziano 7, 59100 – Prato
tel. 0574 32858

caritas-2008

2008

Casa “Noemi”

Casa Noemi, aperta il 17 novembre del 2008, è una struttura di pronta e provvisoria accoglienza per donne italiane e straniere, anche con figli di età inferiore ai 10 anni, con problemi alloggiativi dovuti a gravi carenze economiche, per una durata di tempo relativa a progetti individuali di autonomia. L’ingresso viene effettuato previa segnalazione da parte dei Servizi Sociali o Ufficio Emergenza Alloggiativa del Comune di Prato.

Nella casa si cerca di instaurare con le donne un clima di comprensione e di accoglienza che le aiuti a risollevarsi dalle gravi sofferenze subite, garantendo una presenza amica, ma discreta, puntando innanzitutto all’individuazione di obiettivi raggiungibili a breve scadenza per poter iniziare a ricostruire con loro e per loro un percorso di autonomia.

Da martedì 1 settembre 2020 l’attività risulta sospesa per un periodo di riorganizzazione del servizio.

2013

Progetto “Mediatori in bus”

Ideato e pianificato nel corso dell’anno 2013, organizzato ed in fase di avvio nel giugno 2014, “Mediatori in Bus” è un progetto realizzato in collaborazione tra CAP Società Cooperativa, Caritas Diocesana e la partecipazione della Provincia di Prato. Il progetto nasce con l’obiettivo di migliorare i rapporti interpersonali e la comunicazione tra personale di CAP Società Cooperativa, clienti autoctoni ed extracomunitari. Il progetto si è concluso nel giugno 2015.

Problema

La presenza degli extracomunitari nel territorio pratese raggiunge punte molto elevate rispetto la popolazione totale soprattutto in alcune zone della città. Questo porta a pensare a nuove strategie di coesione sociale che devono riguardare tutti gli attori della società civile. Anche i mezzi di trasporto pubblico devono essere coinvolti in questi processi dal momento che vengono utilizzati ogni giorno da persone di più nazionalità, con rischi di incomprensioni e tensioni che a volte rendono il mezzo stesso poco sicuro.

Progettazione

Mediatori in Bus è un progetto che mira all’integrazione socio-culturale delle numerose etnie presenti sul territorio attraverso l’introduzione di una figura con competenze specifiche: il mediatore culturale sull’autobus. Questa proposta nasce dall’esigenza – evidenziata dai reclami recapitati all’azienda e dalla rilevazione di episodi di conflitto a bordo generati proprio da questa distanza culturale – di instaurare un dialogo guidato e più costruttivo tra culture.

Da sottolineare che una delle principali cause di infortunio lavorativo degli ultimi anni per il personale CAP è quello delle aggressioni sul bus subito principalmente dal personale di verifica.

Il percorso che ha portato alla definizione del progetto “Mediatori in Bus” ha previsto l’analisi dei reclami a livello aziendale, l’analisi dei dati inerenti i fenomeni di aggressività/conflitto a bordo bus, e i colloqui con il personale di verifica, avvalendosi dei dati provenienti dall’URP, dalle denunce e dai dipendenti che quotidianamente salgono sui mezzi di trasporto.

Il progetto si articolerà in due distinte fasi: la prima, di formazione, sarà rivolta agli addetti alla verifica ed ai mediatori culturali ed una successiva, di operatività assistita, in cui gli stessi partecipanti della prima fase saranno chiamati a svolgere la funzione di mediatori culturali intervenendo nelle situazioni più delicate e conflittuali a bordo degli autobus CAP Società Cooperativa.

Alcune linee gestite da CAP Società Cooperativa, infatti, attraversano territori dove la presenza di stranieri è particolarmente rilevante; ed è su queste che direttrici che si svilupperà la seconda fase del progetto.

Determinazione obiettivi

  • costruire un modello di intervento volto alla creazione di un clima interculturale sostenibile per l’azienda stessa e per l’humus culturale in cui è inserita;
  • favorire negli utenti al servizio, immigrati e non, e negli operatori, la visione del trasporto pubblico come un bene comune da proteggere e preservare, vivendo l’integrazione e riscoprendo il piacere del viaggio;
  • favorire l’inclusione sociale degli immigrati.

Gli obiettivi che ne discendono sono:

  • sviluppare conoscenze e competenze comunicative e relazionali nel personale CAP addetto alla verifica che aumentino le capacità di essere in relazione con il contesto in cui operano e con gli utenti immigrati e non;
  • attivare un processo di integrazione tra personale aziendale e utenti che aumenti la fiducia reciproca;
  • migliorare il clima di fruizione del prodotto trasporto pubblico con conseguente fidelizzazione degli utenti sia autoctoni che stranieri;
  • migliorare il senso di sicurezza nella fruizione del mezzo di trasporto;
  • favorire una cultura del rispetto dei diritti e doveri inerenti la fruizione del TPL (maggiore uso dei biglietti, minor numero di azioni sanzionatorie) in un’ottica di cittadinanza attiva.

Struttura del progetto

Il progetto prevede la partecipazione di 16 verificatori di CAP e 6 persone extracomunitarie, provenienti dalla Nigeria e dal Maghreb, individuati da Caritas. I partecipanti all’iniziativa sono stati divisi in due gruppi, composti ciascuno da 8 verificatori e 3 immigrati, definiti “Mediatori culturali”.

Il progetto è strutturato in due fasi, una fase in aula e una seconda fase sui bus.

La parte in aula, gestita da due docenti (con due diversi tagli professionali: psicologico/mediatore culturale) prevede di fornire ai partecipanti coinvolti conoscenze essenziali e strumenti metodologici nuovi ed utili alla comunicazione interculturale, una “ricerca” sulla propria identità culturale, sui processi migratori e gli aspetti ad esso collegati, generando e promuovendo la formazione di un gruppo di lavoro che poi agirà sul bus.

Attraverso la formazione, basata sui contenuti, sulle esperienze personali e lavorative ma soprattutto sul confronto con gli immigrati, i dipendenti CAP avranno modo di migliorare conoscenze e competenze in un’ottica di intercultura, in un’ottica complessiva di miglioramento del clima e della qualità del servizio erogato.

Nella seconda fase il gruppo di partecipanti utilizzerà le conoscenze-competenze acquisite per l’intervento di mediazione sugli autobus lavorando attivamente nei percorsi individuati previamente dall’Azienda. Su ogni percorso interverrà un gruppo formato da due verificatori e tre mediatori; il gruppo costituito diventerà “mediatore” ovvero ogni partecipante farà da “mediatore in bus”, in un’ottica di scambio: scambio di valori, regole, attese, schemi mentali tra identità culturali diverse. Il viaggio diventerà, così, luogo privilegiato di scambio e di aggregazione per fare emergere punti di contatto ma, soprattutto, per realizzare un’integrazione fondata sulla conoscenza e la valorizzazione della diversità.

Risultati attesi

Il progetto “Mediatori in bus” ha in prima istanza un valore per la comunità: mira a restituire un miglioramento del clima sul bus che è in primo luogo un miglioramento per la collettività.

L’obiettivo principale è quindi il miglioramento della convivenza, spesso conflittuale e precaria tra utenti stranieri, autoctoni ed addetti alla verifica di CAP Società Cooperativa, determinato spesso dal senso di insicurezza nella convivenza e dalle difficoltà comunicative che spesso insorgono con gli immigrati.

Per questo motivo si rende necessario un dialogo interculturale che possa permettere di ascoltare ciascuno nella sua voce più profonda, individuando la figura del mediatore culturale, ovvero colui che possa fornire strumenti consoni ad un approccio culturale con popolazione extracomunitaria e ad una migliore comprensione del modo di pensare. Mettersi in discussione, recuperare capacità critica e confrontarsi con le diversità diviene un elemento fondamentale di aggregazione.

Inoltre sono da ritenersi plausibili risultati economici, sociali e d’immagine in termini di: maggior numero di vendite di titoli di viaggio, diminuzione dei conflitti a bordo, e possibili repliche dell’iniziativa realizzata nel territorio pratese anche in altre aziende di trasporto ubicate nel territorio nazionale).

 

Comunicato stampa

Locandina del progetto

Ascolta sul nostro sito l’intervista riguardante il progetto al programma radio “Fatti prossimi” del 25 giugno 2014 – Caritas Italiana  oppure ascoltala direttamente sul sito di Caritas Italiana.

2015

Casa Francesco – casa per padri separati

Via Pallacorda, 1 – Prato

Fra i tanti incontri che avvengono ai centri di ascolto Caritas negli ultimi tempi, capita sempre più spesso di parlare con padri, più o meno giovani, che hanno alle spalle una separazione e che si trovano gravemente appesantiti da tale situazione. Per questo motivo il 12 gennaio 2015, alle ore 10:30, è stata ufficialmente inaugurata “Casa Francesco”, in via Pallacorda, 1 a Prato, un luogo di accoglienza temporanea per padri separati non disoccupati pensato dall’Associazione “Insieme per la Famiglia” Onlus e poi passato nella gestione alla “Solidarietà Caritas Onlus”, affiancando la Parrocchia di Santa Maria delle Carceri. L’Istituto per l’Educazione Religiosa e l’Assistenza Morale della Gioventù della Diocesi di Prato ha invece messo a disposizione i locali dove è situato il servizio. Il progetto è stato finanziato con i fondi CEI “8xmille”, con i “Percorsi di Innovazione” del CESVOT (Centro Servizi Volontariato Toscana) e dalla Caritas Diocesana.

Soprattutto per garantire una serena prosecuzione del ruolo genitoriale, si è voluto creare un luogo dove sia possibile cercare di recuperare la propria dignità, fortemente consumata dopo l’allontanamento dal tetto coniugale, a causa delle ingenti spese di mantenimento dell’ex coniuge e dei minori, questioni economiche spesso terreno di contrasto fra genitori e fonte di gravi ripercussioni nelle relazioni anche con i figli.

Sebbene questa iniziativa non rappresenti purtroppo una soluzione al problema complessivo, sicuramente è un segno di prossimità ed incoraggiamento per uomini che ancora hanno delle potenzialità e che hanno tutto il diritto di metterle a frutto, per il proprio bene e per quello che resta della loro famiglia, nella speranza di poter recuperare i rapporti e di imparare a gestire la durezza, che pur rimane, di una separazione.

L’alloggio allestito comprende quattro camere con bagno interno, lo spazio per la cucina, un piccolo salotto ed una lavanderia. L’appartamento è collocato nei locali adiacenti all’oratorio cittadino di Sant’Anna, dove, durante gli incontri con il loro papà, i bambini potranno passare dei momenti di spensieratezza e di gioco, insieme anche a nuovi amici e sotto la cura degli operatori.

La Caritas Diocesana, attraverso i centri di ascolto di via del Seminario e quelli parrocchiali, le altre realtà di volontariato che si occupano di sostegno alla persona, e l’ordine professionale degli avvocati, che potranno segnalare le persone da loro seguite, presenteranno le domande di inserimento all’interno della casa, in attesa della valutazione da parte dell’apposita commissione.

Rassegna Stampa

2016

Progetto della Regione Toscana – Prestito Sociale Regionale

La Regione ha varato e finanziato (con quasi 5 milioni di euro) un progetto regionale di prestito sociale per sostenere con prestiti fino a 3.000 euro (senza garanzie e senza interessi) le persone e le famiglie in situazioni di particolare difficoltà o fragilità socio-economica.

Coloro che richiedono il beneficio devono essere in possesso dei seguenti requisiti:

  • residenza anagrafica in un Comune toscano;
  • maggiore età;
  • assenza di condanne definitive di un certo tipo (associazione di tipo mafioso, riciclaggio, impiego di denaro e beni di provenienza illecita);
  • valore ISEE non superiore a 15mila euro;
  • cittadinanza europea oppure possesso della carta di soggiorno o di regolare permesso di soggiorno.

(notizie riprese dal sito della Regione http://www.regione.toscana.it/-/prestito-sociale)

La Caritas Diocesana di Prato ha partecipato come capofila del progetto, insieme ai partner ARCI e Misericordia, svolgendo le attività di raccolta delle domande, facendo ascolto, programmando insieme alle persone ascoltate il programma di rientro della quota concessa.

I centri di ascolto delle Caritas parrocchiali, i Gruppi di Volontariato Vincenziano, le Conferenze di San Vincenzo e i distretti sociali hanno fatto un servizio di orientamento per indirizzare le persone aventi i requisiti presso i suddetti centri di presentazione delle richieste.

Dall’inizio del progetto (novembre 2013) ad oggi sono state raccolte 175 domande, di cui 60 finanziate perché rispondenti ai requisiti. Il gruppo di valutazione delle domande si è incontrato regolarmente una volta al mese ed ha visto la partecipazione dei rappresentanti della Caritas Diocesana (direttore e vice-direttore, quest’ultimo bancario in pensione), di una coordinatrice di uno dei distretti sociali, di un rappresentante dell’ARCI, di un rappresentante della Misericordia e di un commercialista.

L’importo totale erogato è stato di 116.511,80 euro.

Il progetto si è concluso nel 2019 (o 2020)?.

caritas-2016

2016

Casa “Agar”

Via di Casale, 53/55 – Prato
Cell. servizio 331 270 6802

L’inaugurazione di “Casa Agar” si è tenuta il 18 novembre 2016. Si trattava di un servizio di accoglienza notturna per donne che avevavo la necessità di un alloggio. L’opera segno ha cercato di andare incontro alle esigenze di una parte della popolazione femminile che sempre più spesso si trovava ad avere il problema della mancanza di un’abitazione. I locali sono stati concessi in comodato dalla parrocchia di Tobbiana e lo stabile si trova in via di Casale 53/55.

La casa, sobria ma funzionale, offriva 6 posti letto alle donne che non avevano una sistemazione sicura, con la possibilità della cena, oltre ad una zona relax ed una parte adibita a lavanderia.

La casa è stata gestita per la durata della sua attività grazie ad una operatrice e ad un gruppo di volontari che ha seguito nei mesi precedenti all’apertura un corso di formazione apposito.

Le donne ospitate potevano sostare nella casa per un massimo di 30 giorni, in attesa di trovare una collocazione più stabile. Operatrice e volontari erano impegnati anche nel sostegno e nell’accompagnamento, se richiesto, perché le signore accolte potessero trovare dei percorsi di maggiore autonomia.

Dopo la nascita di altre realtà sul territorio per rispondere all’esigenza abitativa di donne che si trovavano senza alloggio, la Caritas ha deciso di chiudere il servizio. Ad ottobre 2020 lo stabile è stato quindi affidato ad altro ente per la nascita di un centro diurno in cui i ragazzi affetti dalla Sindrome di Down possano apprendere i principi di autonomia, nel solco delle linee guida delineate con la legge n. 112/2016, detta del “Dopo di noi”.